Dispositivi di categoria 3
Contrariamente a quanto avviene per le categorie 1 e 2, per i dispositivi di Categoria 3 (per uso in Zone 2 e 22) non è necessario considerare i potenziali rischi in caso di guasto o malfunzionamento (es. corto circuito, falsi contatti ecc.) La sicurezza di questi dispositivi viene quindi verificata solo nelle condizioni di funzionamento normale. E’ infatti estremamente improbabile che si verifichino contemporaneamente il guasto del dispositivo e la presenza dell’atmosfera esplosiva. (In zona 2 il pericolo di esplosione si può verificare soltanto per brevissimi intervalli di tempo). Per i dispositivi di Categoria 3, quindi non è necessario effettuare una omologazione; il produttore può autocertificare che il dispositivo è conforme agli standard relativi. Nonostante ciò, i prodotti Ecom di Categoria 3 vengono comunque testati da enti competenti che emettono una certificazione di conformità .
(Naturalmente, l’utilizzo in Zona 2 o 22 di dispositivi di Categoria superiore es. Categoria 2, garantisce comunque un maggior livello di sicurezza.)
Le esplosioni da polvere avvengono abbastanza frequentemente anche se fortunatamente gli effetti sono quasi sempre di lieve entità.
Da una statistica effettuata dall’Organizzazione Governativa per la Sicurezza della Repubblica Federale Tedesca, emerge che, secondo le informazioni fornite dagli enti assicuratori, in Germania si verifica mediamente una esplosione da polvere al giorno ed una su quattro è provocata da polveri alimentari o per alimentazione animale.
Le esplosioni da polvere possono essere considerate infatti un problema a livello mondiale. Tra il 1980 e il 1990, in USA, ad esempio, le polveri alimentari o per alimentazione animale hanno provocato circa 200 esplosioni gravi che hanno causato 54 morti, 256 feriti e danni alle proprietà per circa 156 milioni di dollari.

| **Figura 1.1 Esplosioni da polvere per tipo di polvere | **Figura 1.2 Sorgenti di innesco. |
I dispositivi elettrici rappresentano solo una piccola parte delle possibili sorgenti di innesco; esistono infatti delle prescrizioni di sicurezza per la realizzazione di impianti elettrici in zone a potenziale rischio di deflagrazione.
L’introduzione della "Regolamentazione per gli impianti elettrici nelle zone a potenziale rischio di esplosione ElexV" [1.4] nel 1980, ha imposto una certificazione per tutti i dispositivi elettrici operanti in Zona 10 (dal 01/07/2003 nelle Zone 20 e 21).
Anche i dispositivi antideflagranti che, secondo la certificazione, garantiscono una massima temperatura superficiale inferiore al limite teorico calcolato per strati di polvere di spessore 5mm, possono diventare estremamente pericolosi quando in violazione alle prescrizioni d’uso sono ricoperti da strati di polvere di maggior spessore o sono completamente invasi dalla polvere.
![]() | La protezione dalle esplosioni da polveri quindi, più che nel caso dei gas, dipende fortemente dall’utilizzo corretto dei dispositivi, dall’applicazione delle norme d’uso, da un regolare controllo e una manutenzione periodica. |
| **Figura 1.3 Esempio di un consistente deposito di polvere in un trasportatore a coclea. |
** Foto, disegni e testi gentilmente concessi da Danfoss Bauer GmbH e dall’Autore dell’articolo "Explosion protection for gear motors" Helmut Greiner.
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